Autore: Andrea Bonvicini

Senior Manager con ampia esperienza in relazione a organizzazione aziendale, ICT management, gestione HR, training, e gestione del cambiamento.

Aziende che vogliono crescere

Spesso sento dire che solo le grandi aziende hanno la possibilità di investire nella crescita del personale.

Nella mia esperienza non è così. Due soltanto sono gli elementi necessari:

  1. un’azienda in cui i temi della crescita, dell’innovazione, del cambiamento siano all’ordine del giorno.
  2. il committment a ottenere il cambiamento attraverso le persone della proprietà della direzione.

Se ci sono questi elementi poi si trovano di sicuro il tempo per farlo, le risorse umane e finanziarie ci sono, la partecipazione e addirittura l’entusiasmo delle persone coinvolte sgorgano naturali.

E’ quanto ho esperimentato nuovamente ieri in RK Macchine a Rovereto:

RK è un’azienda che fa dell’innovazione nella meccanica il proprio fine (“Ingegno per l’industria” è il loro payoff) e che ha in Andrea Rao (fondatore e “mente” brillante) e Stefano Chignola (general manager e “braccio” orientato alla crescita) una “alta direzione” committed e visionaria. E una squadra di 10 persone che hanno scelto la proattività e lo stile del “vincere vincere” i loro nuovi fari di orientamento.

Complimenti a tutti. Crescerete alla grande! 

#HR #7Habits #crescita #teambuinding #cambiamento

La ricerca di senso al lavoro

Segnalo questo illuminante articolo di Vittorio Pelligra su “Il Sole 24 Ore” (rubrica “Mind the Economy”).

La ricerca di senso
La ricerca di senso, anche al lavoro, non può essere un lusso per pochi

Già il titolo è interessante: “La ricerca di senso, anche al lavoro, non può essere un lusso per pochi” e il sottotitolo chiarisce: “Ogni lavoro, con pochissime eccezioni, può essere o può diventare un lavoro generatore di senso”.
Raro (purtroppo) sentire parlare di scopo nei luoghi di lavoro. Non posso che essere d’accordo: è assolutamente in linea con quanto cerco di riportare qui nei miei interventi.

Senso Unico

#senso #scopo #azienda #lavoro

(Grazie all’amico @Francesco Faccioli per la segnalazione!)

Tutto troppo complesso? Taglia il superfluo!

Tagliare il superfluo
Tagliare il superfluo, trovare l’essenziale

E’ noto che fine fece il nodo gordiano: troppo complesso da sciogliere, finì malamente per colpa della spada (e dell’impazienza?) del futuro Alessandro Magno.

Perché le aziende e le organizzazioni tendono a diventare sempre più complesse (dal latino complèxus = abbracciato, legato, pieno di nodi insomma)? E perché non abbiamo il coraggio di Alessandro e darci un bel taglio. Ma, lo sapeva bene don Abbondio, “Il coraggio, uno, se non ce l’ha, mica se lo può dare”, al massimo, se gli va bene, provvedono le circostanze a averlo per lui.

Guardiamo bene a cosa ha fatto la crisi COVID-19: da quanto era che noi consulenti di estrazione (anche) informatica) raccomandavamo di introdurre lo smart working? La risposta è sempre stata che era troppo complesso. Ebbene, detto fatto il COVID-19 nel giro di 15 giorni ci ha messo tutti forzatamente in smart working e ora le aziende sanno per esperienza che è possibile ed è bene farlo. Val più l’esperienza che il ragionamento: “Molta osservazione e poco ragionamento portano alla verità” sintetizzava Alexis Carrel, premio Nobel per la medicina.

Alexis Carrel

Molta osservazione e poco ragionamento portano alla verità
Alexis Carrel

Guardiamo un po’ più a fondo a questo problema: perché le organizzazioni tendono a diventare estremamente complesse con l’andar del tempo, virando vero l’inefficienza? Per una doppia sfocatura: aver perso di vista il contesto e aver perso di vista lo scopo, per riprendere i termini della scala dei livelli logici di R.Dilts di cui scrivevo in un precedente post (sito https://bit.ly/2MYlD2R Linkedin https://bit.ly/3cglf9S). Perdere il contesto è perdere ciò che ti dice quel che c’è da fare (servire il cliente e i suoi bisogni, per semplificare), mentre perdere lo scopo è dimenticare perché lo vuoi fare (la cosiddetta mission personale e aziendale). In qualche maniera si sono sfocati i due riferimenti esterni dell’agire e l’organizzazione si è ripiegata sulle proprie idee e sulle proprie esigenze: il cliente e lo scopo non sono più davvero al centro e, siamo sinceri,  ci si concentra sulle procedure e sulla gestione degli spazi di potere. In qualche maniera sia l’azienda che le persone si ripiegano sull’ego (riferimento interno appunto). Ma ci pensa la realtà, spesso, a farci rinsavire, come nell’esempio precedente, e a costringere a guardare fuori.

Ma perché aspettare la prossima crisi e non cominciare a ripensarsi davvero? Cominciamo a tagliare il superfluo (leggi: potere, regole, ego) e lasciamoci guidare a un bagno di umiltà. Ora, non accusatemi di essere un fan degli hamburger (non lo sono) ma di nuovo, dopo il post precedente (sito https://bit.ly/3f2rLTp Linkedin https://bit.ly/3dK3yRJ), parlerò della succulenta polpetta di carne amata da Poldo, amico di Braccio di Ferro.

René Redzepi
René Redzepi – Chef del ristornate “noma”

Uno dei più rinomati, e cari!, ristoranti al mondo, il noma (nordisk mad) dello René Redzepi ha riaperto dopo la forzata chiusura di quarantena, come un hamburgheria e vineria accessibile a tutti e perfino con menu da asporto! Certo, Redzepi dice che dopo un periodo ritorneranno ai loro standard di ristornate sempre tra i top 50, due volte “campione mondiale”, menu medi da 500€ e sei mesi di pre-prenotazione. Ma intanto lo chef ha sentito il bisogno di tornare alle origini, servire pranzo e cene buoni, a clienti che vivono un certo periodo sociale e storico. E’ tornato alle basi, al contesto e allo scopo per dirla di nuovo con Dilts, e vuole ricominciare, giustamente da lì.

E tu, cosa intendi fare per tagliare il superfluo? Qual è il tuo essenziale per ripartire?

#GrowthMindsetter #parole #crisi #imprese #essenziale #superfluo

Reinventarsi durante la crisi COVID-19

Il Social Distancing Whooper, con tripla cipolla “che aiuta gli altri a starti lontano“: un esempio magnifico, ironico, immaginifico e basato sul core business aziendale per rendere la crisi COVID-19 un’occasione invece che una scusa per lamentarsi.

Le nostre aziende devono guardare così a se stesse e al proprio futuro dentro questa circostanza sfidante.

Ripensarsi, basarsi sul proprio ma non sul proprio consolidato. Non è solo una spruzzata di marketing, sono parole sì, anche, ma parole per dire di sé, come è una parola anche il proprio nome.

#GrowthMindsetter #parole #crisi #creatività #COVID_19

Cosa sostiene lo sguardo? Lo Scopo

Per ripartire è necessaria una fiducia:
che cosa ce la dà?
cosa la sostiene?

Nulla al di fuori di noi. La fiducia è uno sguardo fisso sullo scopo. Di nuovo ci aiutano le parole: scopo viene dal greco σκοπεῖν (skopèin) cioè guardare, osservare attentamente, volgere lo sguardo in una direzione e tenercelo fisso.

Un semplice schema aiuta a tenerlo a mente: la “scala dei livelli (neuro)logici” di Robert Dilts ci aiuta a tenere sott’occhio gli elementi che danno sostanza e movimento a ogni nostra azione.

La Scala dei livelli neuro-logici di R.Dilts fornisce un modello semplice che implica i vari "livelli" che sono sempre implicati in ogni circostanza della vita, sia essa personale o lavorativa.
Scala dei livelli neuro-logici di R.Dilts
  • Innanzitutto dobbiamo tenere presente che ogni nostra azione si svolge all’interno di un certo Conteso, di un certo Ambiente (la circostanza della crisi COVID-19 per noi oggi).
  • E’ in questo contesto che poniamo in essere le nostre Azioni, i nostri Comportamenti. Essi sono di per sé neutri, semplici, rilevabili. Quindi la ripresa delle nostre aziende, delle attività, l’organizzazione per implementare le regole di distanziamento e i vari protocolli.
  • Ma se ci fermiamo un attimo a pensare bisogna che le nostre azioni siano supportate dalle giuste Abilità, dalle opportune Competenze. Cioè le nostre azioni devono essere fatte bene, dobbiamo mettere in atto i protocolli anti COVID-19 non in maniera asettica ma formando le opportune conoscenze, addestrando le capacità delle persone di agire bene quelle stesse azioni.
  • Se ancora ci soffermiamo a ragionarci un poco dovremmo chiederci che cosa ci porta a agire bene e non in maniera sciatta e improvvista. E allora dovremmo tirare in campo i criteri che orientano i nostri comportamenti, cioè le nostre Convinzioni, i nostri Valori, cioè i Motivi che ci orientano in una maniera o nell’altra. E allora dovremmo far riferimento al valore della Salute, del Benessere delle persone. Possiamo motivare adeguatamente le nostre persone a agire bene solo diamo dei validi Motivi per agire così.
  • Se una nostra persona però ci provocasse a chiedere che cosa in fin dei conti ci stimola a mettere in campo quei Valori, dovremmo probabilmente rispondere: “Perché Io sono fatto così, cioè questa è la mia Identità”. Ti chiedo, in questi giorni, di tenere la mascherina ben calzata su bocca e naso, perché ci sono validi Motivi igienici per farlo e son convinto che è bene tutelare la salute di tutti perché questo sono Io, perché ho sempre insegnato di guardare il bene delle persone e non posso cambiare le mie Convinzioni senza rinnegare Me stesso.
James Hillman - saggista e psicoanalista Jungiano

Occorre riscoprire la Ghianda , come diceva James Hillman

  • Se davvero però mi chiedessero perché di tutto questo al fondo, non potrei fare altro che tirare in ballo lo Scopo che ho nella vita, cioè la mia Mission personale e aziendale. Dovrei dire che Io sono definito dal raggiungimento del mio scopo, della mia realizzazione, di ciò che mi realizza, cioè l’andar dietro alla mia Vocazione, con una parola ormai quasi del tutto inutilizzata. Occorre “riscoprire la Ghianda” come diceva James Hillman, cioè la radice di me che contiene “in nuce” già tutto, la Quercia che sono chiamato a essere da sempre, il Senso e lo Scopo di me e quindi anche del mio lavoro.

Ecco quindi ciò che ci orienta, che ci sostiene, che ci motiva, che ci fa scegliere una strada o un’altra, un modo, un’attenzione, uno stile di azione. E’ solo l’Orientamento allo Scopo che ci sostiene, in ultima analisi; quasi si potrebbe dire, non il suo raggiungimento ma averlo continuamente presente come senso e discrimine.

Alle aziende, agli imprenditori, ai lavoratori, a ciascuno, oggi è chiesto questo: rimettere in campo il proprio Scopo, riscoprirlo se necessario, ridefinirlo se è utile, rimetterlo al centro e lasciarsi “rifare” dallo scopo.

#GrowthMindsetter #parole #crisi #SARSCoV2 #imprese #scopo #Dilts #Hillman